Il Territorio

La bassa urbanizzazione, la assenza di insediamenti industriali e, al tempo stesso, la prossimità a grande arterie di comunicazione (12 Km dal casello autostradale di Fornivo di Taro, Autostrada della Cisa) offre una situazione insediativa particolarmente interessante.  

La valle del Ceno offre quindi paesaggi incontaminati ove svolgere escursioni, acque pulite del torrente Ceno ove bagnarsi e prendere il sole. Su di essa insistono ben 5 ““Siti di interesse comunitario”, aree di particolare pregio naturalistico, identificate e tutelate dall’Unione Europea.

 

Il territorio della Valceno, panorama verso Podere Pradarolo

La vallata è anche caratterizzata da una presenza antropica risalente a tempi preistorici  ed ha mantenuto una continuità abitativa  nel corso dei secoli. Alcuni insediamenti antichissimi, databili all’epoca dell’uomo di neanderthal, sono stati scoperti in zone ricche di pietre silicee, da cui si ricavavano strumenti da caccia: coltelli e punte di freccia. Alle popolazioni liguri cenomani, si sono sovrapposti i romani (la zona rientrava nel municipio di Velleia ed era interessata da Pagi e Vici descritti nella Tabula Velleiate).

L’alto medio evo vede il  formarsi di piccoli insediamenti longobardi ( a Varsi è attribuito il più numeroso giacimento di pergamene  longobarde presente in italia) e lo sviluppo del reticolo viario francigeno (detto “via francigena”) attraverso cui i pellegrini provenienti dal nord europa giungevano a Roma. A partire dal XII secolo la presenza di grandi famiglie feudali, I Landi (a Bardi), gli Scotti (a Varsi) ed i Pallavicino (a Varano dè Melegari), determina la edificazione di importanti castelli, tra cui spicca  - per arditezza architettonica - quello di Bardi.

 

 

 

Anticamente il territorio era particolarmente ricco di vigneti coltivati soprattutto con alberate maritate a piante da frutto secondo il metodo etrusco, intercalanti le porzioni di campi coltivati a cereali e foraggere.

I vini della Valceno e di Vianino in particolare (proprio dietro la nostra azienda), erano famosi come “eccellentissimi” nelle descrizioni di autori fin dal 600, così come il prosciutto di Vianino che imbandiva le tavole della Granduchessa Maria Luigia.